19 aprile 2011

Una disco rotondo: JOVANOTTI - ORA

Checché ne dicano gli snob e le malelingue non si può non volere un sacco di bene a Lorenzo Cherubini detto Jovanotti. Come Max Pezzali rappresenta infatti il prototipo dell'eterno giovane, quello che nonostante l'inesorabile scorrere degli anni resta sempre e comunque un ragazzo e parla ai ragazzi come lui (anche se a differenza di Pezzali lui parla ai ragazzi che hanno maggiori pretese intellettuali e cercano di uscire dal tran tran della vita di provincia, ma tant'è), riuscendo sempre a farsi capire alla grande. È quasi una versione italiana di Fonzie di Happy Days, con la sola differenza che Fonzie rappresentava l'anima rebel without a cause del telefilm mentre Jovanotti spesso e volentieri ha ecceduto in buonismo e/o veltronismo. Ma a uno che negli anni novanta ha scritto autentici inni generazionali come “Non m'annoio”, “Sono un ragazzo fortunato”, “Penso positivo”, “L'ombelico del mondo”, “Serenata Rap”, “Estate 1992” si può perdonare questo ed altro. Quando fa così Lorenzo è sempre in buona fede, big respect a prescindere per la sua importantissima figura.

E oggi, nel 2011, a quasi un quarto di secolo dagli esordi, Jovanotti se ne esce fuori con un disco che risponde al titolo di “Ora”. Per la cronaca: “Ora” è un grande disco, che osa parecchio e dimostra come si può aver ancora voglia di rischiare anche quando sei sulle scene da tanto tempo ed in teoria potresti campare di rendita. Tutti parlano di “Ora” come il disco dance di Jovanotti, ma questo non è un disco dance: è il disco di uno che in passato ha ascoltato tanta dance e continua ancora oggi ad ascoltarla, e a questo giro ha scelto di utilizzare i codici della dance per arrivare oltre, per arrivare ad una forma canzone che riesce ad essere nello stesso tempo sperimentale ed orecchiabile, alta e bassa, logica ed illogica, formale ed informale. Un disco doppio come quelli che uscivano un tempo, con venticinque tracce tutte di alta qualità e dove c'è classe da vendere ma soprattutto non c'è mai una caduta di tono e quando c'è un'incertezza sembra messa lì per rivelare all'ascoltatore le proprie debolezze. L'uomo è fatto così: pensa ancora di poter cambiare il mondo, ed è sincero – quasi fanciullesco – quando lo pensa, ed agisce di conseguenza, regalando al suo pubblico (ma anche al pubblico in generale, visto che con un disco del genere potrebbe acquisire nuovi, insospettabili fan ed addirittura convincere i detrattori) un'opera da ascoltare dall'inizio alla fine e che una volta ascoltata ti lascia degli interrogativi ma nello stesso tempo ti fornisce la chiavi giuste per trovare le risposte.

È un grande cantautore Jovanotti? Sì (sentire “Le tasche piene di sassi” per credere). È capace di scrivere grandi testi? Sì (sentire “Megamix” per credere, quasi i Chemical Brothers con alla voce un cantautore italiano). Sa cosa sono l'amore ed il dolore? Sì (sentire il supersingolo “Tutto l'amore che ho” per credere). È un visionario? Sì (sentire “Dabadabadance” per credere). Ha un animo rock? Sì (Sentire “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang” per credere). Sa andare oltre lo sprezzo del ridicolo? Sì (sentire “La bella vita” con Amadou & Mariam e “Battiti di ali di farfalla” con Michael Franti). Sa scrivere cose che sembrano uscite fuori da un Fred Buscaglione in botta post-MDMA? Sì (sentire “Quando sarò vecchio” per credere). Sa scrivere tristi ballate piano ed effetti speciali? Sì (sentire “L'elemento umano” per credere, traccia dove fa capolino addirittura un redivivo Luca Carboni – big respect anche per lui, e big respect pure per l'eterno regàz Cesare Cremonini che fa capolino nella spiazzante “I pesci grossi”) e via discorrendo. Si potrebbe andare avanti all'infinito ma è meglio fermarci qui, che proseguendo si rischierebbe di sminuire il reale valore di un'opera come “Ora”, un disco che se non uscisse su major e/o se non fosse opera di Lorenzo Cherubini detto Jovanotti a quest'ora i frequentatori di siti e forum specializzati nella cosiddetta musica indie si starebbero strappando i capelli o, ancor peggio, starebbero gridando all'ennesimo miracolo.

Andate ad ascoltarvi l'ennesimo gruppo di figuranti con le frangette e le maglie a righe che cercano disperatamente di suonare come i Jesus & Mary Chain o i Joy Division (o, a scelta, il nuovo bolsissimo disco di Conor Oberst a.k.a. Bright Eyes), voi che potete.

(Indie For Bunnies)

4 commenti:

nicolap ha detto...

A parte che personalmente non ho molto respect, ma questo è un mio problema, credo invece un po' meno soggettivamente che sia poco intonato e poco convincente nel cantare i suoi stessi pezzi.
Superassi il problema del respect forse mi direi che potrebbe essere un ottimo paroliere, compositore, produttore.

Gabriele ha detto...

Megamix mi ricorda "Se fossi più simpatica sarei meno antipatica" della Russo, è carina.. ma i singoli radio che ho sentito confermano che continua a non fare per me..

In ogni caso, facendo rif. alla noia per i nuovi gruppetti simil pains of beingblabla & co mi rendo conto che il concetto di gruppo rock mi ha rotto le palle.

I nuovi appena usciti strokes, raveonettes, kills, tv on the radio non li ascoltero proprio.. Con questo non tolgo che ci siano tante altre cose interessanti in giro..

Gabriele ha detto...

Megamix mi ricorda "Se fossi più simpatica sarei meno antipatica" della Russo, è carina.. ma i singoli radio che ho sentito confermano che lui continua non fare per me..

In ogni caso, facendo rif. alla noia per i nuovi gruppetti simil pains of beingblabla & co mi rendo conto che il concetto di gruppo rock mi ha rotto le palle.

I nuovi appena usciti strokes, raveonettes, kills, tv on the radio non li ascoltero proprio.. Con questo non tolgo che ci siano tante altre cose interessanti in giro..

accento svedese ha detto...

è stonato e sembra fare le cose a caso, ma è questo il bello dell'ultimo disco.