21 dicembre 2011

Amy Winehouse back from the grave

Siamo sinceri: c’è qualcuno che crede davvero che questo rimarrà l’unico disco postumo di Amy Winehouse come è stato più volte dichiarato alla stampa? Killing is business and business is fine dicevano gli Agnostic Front (e se per questo pure i Megadeth, solo che per loro business era affar proprio ed era good e non fine – ma siamo lì, il senso è lo stesso) ed anche se Amy Winehouse non è stata uccisa ma è morta di cause… ehm… naturali nei prossimi anni (se non nei prossimi mesi) si assisterà sicuramente ad un fiorire di brani inediti, collaborazioni virtuali, incisioni rimasterizzate e remissate manco Amy Winehouse fosse il fu King Of Pop Michael Jackson. La morte di un artista di primo piano è troppo redditizia per non essere sfruttata, soprattutto se è vero che nel cassetto ci sono decine e decine di ore di demo di brani nuovi così come ci è stato più volte raccontato nelle ore successive alla morte di Amy, a cadavere ancora parzialmente tiepido.

Polemiche sterili a parte (sterili anche perché il ricavato della vendita del disco in questione verrà devoluto ad associazioni che si occupano di bambini – dunque parte del discorso fatto in apertura riguardo a questo album cade), ora abbiamo questo “Lioness: Hidden Treasures” e lo ascoltiamo non senza riserve. Infatti, pare davvero un po’ esagerato chiamare tesori nascosti le tracce che lo compongono: dentro a quest’opera è finita qualsiasi cosa, dalla cover di “The Girl From Ipanema” (una delle primissime incisioni della Winehouse, ed infatti si sente visto che spesso è volentieri la sua voce è incerta e non si sa dove voglia andare a parare) alla prima bozza di “Valerie” (senza dunque il fondamentale lavoro di Mark Ronson alla produzione, un uomo che in questo caso è riuscito a trasformare un discreto brano in una bomba), dalla collaborazione postuma/virtuale con ?uestlove dei Roots “Half Time” (brano che sarebbe dovuto finire sull’album nuovo di Amy Winehouse se solo questa non fosse tragicamente perita – si dice così, vero?) alla prima bozza di di “Tears Dry” (vale il discorso fatto per “Valerie”, tenendo però conto del fatto che il brano di per sé era già una bomba anche senza l’apporto del produttore ed è finito in “Back To Black” e non in una compilation/album di Mark Ronson), dalla poco riuscita collaborazione con Nas di “Like Smoke” (una cosa che suona davvero datata ed artificiale) alla riuscita collaborazione con Tony Bennett di “Body and Soul” (una cosa che suona davvero datata ma sincera), da una straziante “A Song For You” che pare uscita dalla penna dei Portishead ad una “Best Friends, Right?” che pare uscita dal diario di seconda superiore della povera Amy (nel senso che pare scritta da una Winehouse alle primissime armi). Tutto appare molto improvvisato, non c’è nessun filo logico e c’è parecchia confusione, la confusione data dalla fretta di battere il ferro finché è caldo e capitalizzare la morte dell’artista prima che la gente inizi inesorabilmente a dimenticare. Più che tesori nascosti, dunque, siamo di fronte a tesori nemmeno tanto nascosti e ad autentiche raschiature del fondo del barile, ma sarebbe stato troppo complicato spiegarlo in inglese ed intitolarci il primo disco postumo di Amy Winehouse (se poi vogliamo dirla tutta l’ultima, barcollante Amy Winehouse che non riusciva nemmeno a concludere i concerti era tutto tranne che una leonessa, ma questo è un altro discorso che non sto ad approfondire in questa sede).

C’era davvero bisogno di un’opera del genere? Ad occhio e croce direi di no. Bastava ed avanzava “Back To Black”, disco di spessore come pochi altri si sono sentiti negli ultimi anni e con il senno di poi vero e proprio epitaffio artistico. Però i momenti belli di “Lioness – Hidden Treasures” sono davvero belli e conservano intatta quella malinconia di fondo che caratterizzava il capolavoro di Amy, dunque vale la pena di dare almeno un ascolto in memoria di un’artista che avrebbe potuto dare ancora tanto o che magari aveva già dato tutto ed allora ha scelto di uscire di scena al momento giusto e nel modo più clamoroso possibile. Siamo forse tutti obbligati ad essere felici?

(IFB)

1 commento:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

decisamente d'accordo. purtroppo una delusione, a parte un paio di cose buone è un disco tirato su giusto per fare soldi. peccato